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Moretto da Brescia (Brescia 1490 circa - 1554)
Soprannome di Alessandro Bonvicino, pittore attivo principalmente nella sua natia Brescia. Era un allievo di Tiziano e, certamente, la sua influenza è evidente nel lavoro di Moretto. Era il pittore bresciano leader del suo tempo e aveva una grande fama come pittore di pale d'altare e altre opere religiose, le quali visualizzavano una gravità impressionante e un sentimento poetico della natura come nella S. Giustina con un donatore. La ricerca dell’armonia compositiva e dell’equilibrio formale e cromatico che aveva caratterizzato il primo Rinascimento stava per lasciare il posto a nuovi ideali artistici, improntati a una concezione più drammatica della vita. I ritratti, anche se molto meno numerosi, sono considerati generalmente di qualità superiore e di notevole importanza storica. Sembra probabile che egli abbia introdotto la piena indipendenza del ritratto a figura intera in Italia, come il Ritratto di gentiluomo della National Gallery di Londra.
il Pontormo (Pontormo, Empoli 1494 - Firenze 1556)
Soprannome di Jacopo Carrucci, pittore manierista italiano. Nelle opere giovanili si avverte l’influenza di Pietro di Cosimo, Leonardo e Andrea del Sarto di cui fu assistente con Rosso Fiorentino. Nel 1518 dipinse per la famiglia Medici la lunetta di Vertunno e Pomona nella Villa di Poggio a Caiano (1519 - 1521). Divenne
protagonista della pittura fiorentina attorno al 1920 con il suo stile
caratterizzato dall’influenza michelangiolesca. Delle sue opere
manieriste ricordiamo Giuseppe in Egitto (1518, National Gallery, Londra),
la tavola con
Giovanni Antonio Sogliani (Firenze, 1492 - 1544)
Si formò alla scuola di Lorenzo Credi e sullo studio delle opere di Leonardo da Vinci di cui divenne un imitatore. Fu attratto poi dalla problematica manieristica. Limitata la sua produzione. Ricordiamo una Madonna col Bambino e Santi e un San Domenico e i frati serviti dagli angeli nel convento di San Marco a Firenze.
Francesco Melzi (Milano 1493 - Vaprio d'Adda 1570) Pupillo di Leonardo da Vinci, lo seguì da Milano a Roma e poi ad Amboise ove assistette alla morte del maestro e ne ereditò tutti i manoscritti conservati, poi, nella propria villa di Vaprio. La sua unica opera certa, il Ritratto di vecchio (Pinacoteca Ambrosiana di Milano) datato e firmato 1510, definisce la sua posizione di mediocre e freddo allievo di Leonardo. Alcune opere come Flora (Ermitage, San Pietroburgo), gli sono state attribuite in tempi recenti dopo che erano state ritenute di Leonardo. Maggiore importanza assume il Melzi per essere stato il compilatore di quella raccolta di pensieri del maestro sulla pittura (Roma, Biblioteca Vaticana) che, variamente elaborata dagli editori, ci è pervenuta come "Trattato della pittura di Leonardo da Vinci".
Domenico Capriolo (Treviso (?) 1494 - 1528)
Considerato dalla critica recente tra le figure maggiori della scena pittorica trevigiana dei primi anni del Cinquecento, Domenico Capriolo è riconosciuto per aver unito la maniera tradizionale di Pier Maria Pennachi, suo suocero, a quella illuminante del giovane Lorenzo Lotto. Di origine veneziana, il pittore trascorre la maggior parte della vita a Treviso ma i suoi inizi sono oscuri per mancanza di documenti: dalla possibile presenza nella bottega del Pennacchi all'eventuale formazione presso il Lotto, cui il Capriolo si ispira per la ritrattistica negli ultimi anni di attività, diverse ipotesi sono state formulate. In base alle grandi affinità che esistono tra la sua maniera intorno agli anni Venti e quella di Palma il Vecchio, l'ipotesi più probabile è di una sua appartenenza alla schiera dei pittori lombardi attivi a Venezia nel secondo decennio del Cinquecento. La letteratura propone il suo famoso autoritratto conservato all'Ermitage di San Pietroburgo. Lattanzio da Rimini (notizia fra il 1495 e il 1524) Attratto
nell’ orbita veneta e allievo di Giovanni Bellini, esordì a Venezia
dipingendo nella sala del Maggior consiglio del Palazzo Ducale (1495).
Accostatosi quindi a Cima da Conegliano e
Rosso Fiorentino (Firenze 1495 - Fontainebleau 1540) Soprannome
di Giovanni Battista di Jacopo il cui contributo fu d’importanza
fondamentale per le origini del manierismo. Allievo di Andrea del Sarto,
il Rosso mostrò sin dalle prime opere giovanili una personalità
indipendente. Nella Deposizione (1521, Pinacoteca comunale di Volterra),
il modellato e la prospettiva molto personali, la luce tagliente, il
movimento acrobatico delle figure, i colori insoliti e vibranti e la
composizione dinamica e intrecciata creano l’effetto inquietante tipico
di molte opere italiane del Cinquecento. Con lo Sposalizio della Vergine
(1523, San Lorenzo, Firenze) le sue figure divennero più solide e
monumentali. Lavorò a Firenze e poi a Roma, da cui dovette fuggire
durante il sacco del 1527 per rifugiarsi a Venezia. Quest’evento segnò
una svolta nella maturazione dell’artista, nelle cui opere entrò una
tematica più cupa, come in Lamento o Pietà (1528, Orfanelle,
Sansepolcro) e Trasfigurazione (1528 — 1530, Duomo di Città di
Castello). Nel 1530 Francesco I lo chiamò in Francia in veste di pittore
ufficiale. Per la reggia di Fontainebleau decorò con Francesco
Primaticcio il Padiglione di Pomona (1532 - 1535) e
Giulio Romano (Roma 1499 circa - Mantova 1546)
Soprannome di
Giulio Pippi, fu tra i principali collaboratori di
Raffaello ne ereditò parte del patrimonio ed portò a compimento il progetto
delle Stanze Vaticane con gli affreschi eseguiti in collaborazione della
Battaglia di Costantino e dell’Apparizione della Croce.I suoi primi progetti
di architettura furono, entrambi a Roma,
Giovanni da Udine (Udine 1487 - Roma 1561) Soprannome di Giovanni Nanni, pittore e architetto considerato l'inventore della decorazione a "grottesche" eseguito ad affresco o a stucco. Le decorazioni a grottesche sono motivi ornamentali di elaborate ghirlande, foglie e frutti, spighe, fontane e putti. Fu collaboratore di Raffaello per la decorazione delle Logge Vaticane e, in seguito, assistette anche Giulio Romano. Pietro Cavaro (Cagliari ? - 1537) Proveniente da famiglia di pittori italiani attivi in Sardegna. E' considerato il maggior pittore sardo del Rinascimento. Su uno sfondo tradizionale catalano acquisito nel corso di un suo soggiorno a Barcellona, innestò dapprima elementi napoletani e, in seguito, raffaelleschi.
Gian Giacomo Caraglio (Verona 1550 circa - Cracovia 1565) Incisore e medaglista italiano. Eseguì stampe su disegni di Perin del Vaga e copie di opere di Rosso Fiorentino, Raffaello, Tiziano e Parmigianino. Intagliò il ritratto di cristallo di Bona di Savoia, ora all'Accademia Ambrosiana di Milano.
Perin del Vaga (Firenze 1501 - Roma 1547) Soprannome di Piero di
Giovanni Bonaccorsi, pittore colto e raffinato manierista, fu un
protagonista dell’arte del Centro-ltalia del secondo quarto del secolo XVI. Dopo l’apprendistato fiorentino, si trasferì a Roma, al seguito di
un oscuro pittore da cui prese il soprannome,
inserendosi nella bottega di Raffaello; le sue prime opere romane
riflettono lo stile raffaellesco e di Baldassarre Peruzzi (affreschi delle
Logge Vaticane; Filosofi o storie romane
a Palazzo Baldassini (1521 - 1522 circa). A Firenze, tra il 1522 e il
1523, affrescò Dipinse, inoltre, pale
d’altare per le chiese
genovesi (Pala Basadonne, 1534, National Gallery, Washington). Rientrato a
Roma fu a capo di una
frequentata bottega: il suo stile divenuto prevalentemente
michelangiolesco, si fece più sontuoso e decorativo (basamento
della Stanza della Segnatura
in Vaticano, affreschi della Sala Paolina e di altre stanze in Castel
Sant’Angelo).
Parmigianino (Parma 1503 - Casalmaggiore 1540)
Soprannome
di Francesco Maria Mazzola, pittore manierista appartenente ad una
famiglia Bronzino (Ponticelli, Firenze 1503 - 1572)
Soprannome d’Agnolo
di Cosimo, pittore tra i massimi esponenti del manierismo fiorentino.
Francesco Primaticcio (Bologna 1504 - Fontainebleau 1570) Pittore,
scultore e architetto, attivo soprattutto in Francia, fu un grande manierista,
tra le figure principali e più influenti della scuola di Fontainebleau. Niccolò dell'Abate (Modena 1510 circa - Fontainebleau 1570) Pittore attivo in Francia dove influenzò la scuola dl Fontainebleau. Nei primi anni d’attività, Niccolò realizzò decorazioni affrescate a Modena nella Sala del fuoco del Palazzo comunale. Si trasferì a Bologna nel 1547 e tra le sue opere
sopravvissute integralmente citiamo quelle di Palazzo Poggi (ora parte
dell’Università di Bologna), i cui soggetti comprendono scene dl battaglia,
paesaggi e personaggi intenti a fare musica o a giocare a carte. L’influenza
dei pittori manieristi, specie del Parmigianino, é evidente nelle figure
allungate ed eleganti.
Jacopo
Bassano (Bassano del Grappa, Vicenza 1510-1592)
Pseudonimo
di Jacopo da Ponte. Nato a Bassano attorno al 1515 dal pittore Francesco il
Vecchio e dalla sua prima moglie Lucia Pizzardini. La sua formazione si svolge
prima presso il padre, un modesto artista, capostipite dei Bassano e
successivamente a Venezia nella bottega di Bonifacio de’ Pilati.
Del 1535 sono le tre tele a soggetto biblico, realizzate per il Palazzo
pubblico di Bassano, dove all'influenza del maestro si unisce un'attenta resa
del dato naturalistico, risentendo degli influssi di Tiziano e Lorenzo Lotto.
Nel 1546 sposò Elisabetta Merzari dalla quale ebbe otto figli. Di questi, Francesco (1549 – 1592), Leandro (1557-1622) e Girolamo (1566 – 1621) seguiranno le orme paterne e diventeranno pittori. Tra il 1550 e il 1560 realizza L’Ultima Cena della Galleria Borghese di Roma dove riprende lo stile luministico del Tintoretto.
Chiesa parrocchiale di Sant'Antonio di Marostica (VI) La
predica di San Paolo (1574) di Jacopo e Francesco Bassano. Questa
grande pala, datata 1574, è il primo esempio di opera firmata da Jacopo con
il figlio Francesco. La scena è ispirata dal brano degli Atti degli Apostoli,
che narra come San Paolo, "ritto in piedi in mezzo all'Areopago",
predicò agli ateniesi, riuscendo a convertirne alcuni e a dar così vita alla
comunità cristiana in Grecia. La composizione viene ordinata secondo lo
schema prospettico che caratterizza le pale d'altare prodotte dalla bottega
dei Bassano degli anni Settanta. Alla mano di Jacopo spettano le figure in
primo piano, rese con solida plasticità e brillante cromatismo; probabilmente
al figlio Francesco son dovuti le altre figure più evanescenti in secondo
piano, la quinta architettonica e il paesaggio.
Famiglia di pittori di origine bolognese. Il capostipite, Ercole il Vecchio (Bologna 1515 - Milano 1595), manierista (Deposizione, Bologna, Pinacoteca), si trasferì a Milano coi figli Camillo, Giulio Cesare e Carlo Antonio.Camillo (Bologna circa 1551 - Milano 1629) a Milano divenne pittore celebratissimo di grandi e macchinose pale d'altare combinanti elementi del manierismo emiliano e romano in composizioni di gusto ampolloso e retrò: Adorazione dei pastori (Milano, Brera), affreschi (1588, Milano, S. Angelo), ante d'organo (1590-95 e 1599-1602, Milano, duomo), Disputa di S. Ambrogio e S. Agostino (Milano, S. Marco). Giulio Cesare (Bologna 1574 - Milano 1625), presenta una personalità
più interessante e originale. Di formazione emiliana (opere per S. Maria
presso S. Celso e per la cappella del tribunale di Provigione di cui le tele
superstiti sono al Castello Sforzesco), fu aperto alle suggestioni dei
contemporanei lombardi Cerano e Morazzone, elaborando una sua particolare vena
di religiosità malinconica e dolce. Carlo Antonio (Bologna circa 1555 - Milano 1605), autore di opere meno note, fu anche pittore di nature morte, e del figlio di questi Ercole il Giovane (Milano circa 1596-1676), attivo in Lombardia e a Bologna.
Schiavone (Zara 1510 circa - Venezia 1563) Andrea
Meldolla, detto Andrea Schiavone o (Lo)
Schiavone, è stato un pittore e incisore italiano, attivo soprattutto
a Venezia, uno dei protagonisti del Manierismo veneto. Detto Schiavone
per via del luogo di nascita (schiavone,
in veneziano, significa slavo),
ma la famiglia era originaria di Meldolla. Ebbe una formazione quasi da
autodidatta formandosi sulle stampe di Parmigianino, del Tintoretto e di
Francesco Salviati. L'influenza che su di lui ebbe l'arte dei contemporanei
Tiziano e Tintoretto è stravolta nel suo monumentalismo esasperato, nel suo
stile enfatico e quasi espressionista che sarà esemplare per le successive
sperimentazioni di Jacopo Bassano e Rembrandt.
Giorgio Vasari (Arezzo 1511 - Firenze 1574)
Pittore,
architetto e scrittore, noto soprattutto per le sue biografie dei maggiori
artisti del Rinascimento italiano. Avviato all’arte fin da bambino, si
trasferì da Arezzo a Firenze, dove lavorò con Andrea del Sarto ed ebbe la protezione
della famiglia Medici. Fra le sue più importanti opere pittoriche figurano
gli affreschi di Palazzo Vecchio a Firenze e quelli del Vaticano.
Giovan Battista Moroni (Albino, Bergamo 1524 - 1578) Allievo
di Moretto da Brescia fu un pittore che rinnovò il genere della ritrattistica
dipingendo per primo ritratti a figure intera. Chiamato a Trento dalla
famiglia Madrusso in piena epoca di Concilio, eseguì il Ritratto di Gian
Ludovico (National Gallery, Washington) e di Gian Federico (Art Institute,
Chicago). Al ritorno ad Albino, la sua attività s’intensificò. Ricevette
numerose commissioni e realizzò anche parecchie opere d’ispirazione
religiosa, tra cui una Deposizione di Cristo (1566, Accademia Carrara,
Bergamo). Nonostante la forte suggestione presente in alcuni dipinti sacri,
sono i ritratti la vera novità stilistica del Moroni: realismo,
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