Serra Jaime (1360/1389..)


Pittore attivo in Catalogna unitamente al fratello Pedro. In Italia furono presenti in Sicilia (L'Ultima Cena di Jaime Serra si ammira nel Duomo di Palermo). Influenzati da Barnaba da Modena e della Scuola senese, essi eseguirono dipinti in collaborazione dove, talvolta, è difficile distinguere l'operato dell'uno da quello dell'altro.

Madonna dell'Umiltà


Vitale da Bologna (1309-1361) noto anche come Vitale di Almo de'Cavalli o Vitale degli Equi


Le componenti più importanti della formazione di quest'interessante quanto problematico artista sono da una parte l'acquisizione delle novità della pittura giottesca, dall'altra la conoscenza dell'arte senese. Un capolavoro è la tavola con San Giorgio e il drago (1330), dove la ricerca di movimento e di espressione si spinge ad una contorsione forzata del cavallo. Nella Madonna dei denti (1345) Vitale mostra, attraverso il sorriso della Vergine, una serenità umanizzante mai vista prima.


Lorenzetti Ambrogio (1319-1347)


Fratello di Pietro, formatosi alla scuola senese, in seguito venne a contatto con la cultura fiorentina. Famoso è il suo ciclo pittorico Allegoria del buon governo affrescato nel Palazzo Pubblico di Siena fra il 1338 e il 1339, dominato dalla statuaria opulenza della figura della Pace.


Traini Francesco (1321-1345)


Ad oggi abbiamo almeno tre opere attribuite con certezza al Traini. La prima, intitolata l'Apoteosi di San Tommaso d'Aquino e risalente al 1344,  raffigura San Tommaso d'Aquino tra Aristotele e Platone  che gli offrono le loro opere come rappresentanti del sapere profano. A questa scena si contrappone la rappresentazione del cielo da dove Cristo e gli Apostoli irradiano verso il Santo la luce del sapere sacro. La seconda opera attribuita al Traini  è il polittico di San Domenico nella Chiesa di Santa Caterina a Pisa, una splendida opera raffigurante le scene di vita del santo. La terza opera è la Vergine con Bambino e Sant'Anna, attualmente situata al Princeton Museum.


L'Orcagna (XIV)


Andrea di Cione di Arcangelo soprannominato l'Orcagna è stato pittore, architetto e scultore, attivo a Firenze fra il 1343 ed il 1368. Apprese il mestiere da Andrea Pisano e Giotto di Bondone con i suoi fratelli Jacopo, Benci e Nardo di Cione. Nel 1357 firmò e datò una delle sue opere più importanti, il polittico con Cristo in trono e Santi per la Cappella Strozzi in Santa Maria Novella a Firenze.

Adorazione dei magi

Noli me tangere

Trinità

Resurrezione

Ascensione

Pentecoste


Ugolino di Nerio da Siena 

(prima metà del XIV secolo)


Pittore attivo a Siena del quale si hanno notizie certe solo dal 1317 al 1327. Fedele seguace di Duccio di Buoninsegna, ha contributo molto all'affermazione della pittura senese a Firenze con commissioni prestigiose per gli altari delle due maggiori Basiliche, Santa Maria Novella e Santa Croce. L'unica sua opera firmata è un polittico datato 1325 per l'altare maggiore della Basilica di Santa Croce, smembrato nel 1847 e disperso in vari musei stranieri.

La Resurrezione

Il tradimento di Giuda - La via del Calvario - La deposizione - La Resurrezione


Altichiero da Zevio (1330 ca. - 1390 ca.)


Attivo a Verona e Padova fu discepolo  del Turone. Sulla sua vita le notizie sono molto scarse, si sa soltanto che è citato per il pagamento di una anchona (cioè un'ancona, una tavola dipinta da altare ) nel 1384 e che era già morto nel 1393. Le fonti però lo ricordano come un artista molto apprezzato ai suoi tempi. Nelle sue prime opere si ispirò alla scuola giottesca lombarda, traendo insegnamenti di "verità" descrittiva, che seppe mettere a buon frutto nelle sue opere. Dalle vivaci  opere di Tommaso da Modena imparò lo stile narrativo brillante e l'attenzione per i dettagli quotidiani. Sebbene per alcuni aspetti coloristici e narrativi sembri precedere lo stile  del gotico internazionale, il suo sguardo indaga ancora oggettivamente, ed è estraneo alle fantasie cortesi e cavalleresche che saranno invece in Pisanello, suo diretto erede. Nel 1364 affrescò nella Sala Grande  di Cansignorin della Scala,a Verona, le Storie della guerra giudaica, andate perdute come le altre storie profane della Reggia Carrarese  di Padova, dove erano raffigurati vari cicli: di Nerone, di Camilla, di Lucrezia, di Ercole e una serie di Uomini illustri, su ispirazione  del Petrarca. Del poeta fiorentino egli eseguì anche un ritratto, che ci è pervenuto sebbene ampiamente ridipinto in epoche successive, dove l'autore è al tavolo di studio. L'interesse verso soggetti storici e classici, influenzato sicuramente dall'umanesimo petrarchiano, fece da preludio a quel gusto antiquario che dominò la scena dell'Italia settentrionale nel secolo successivo.


Bartolo di Fredi (1353 ca. - 1410)


Fonde nella sua pittura lo stile di Simone Martini e di Pietro e Ambrogio Lorenzetti, si pone all'attenzione come uno dei rappresentanti più tipici della scuola senese. Notevole il suo uso del colore. Fu uno dei pittori più importanti della seconda metà del Trecento, sia a Siena che nelle città limitrofe dove ancora oggi si conservano numerose sue opere.

Adorazione dei Magi (Siena, Pinacoteca Comunale)

La presentazione al Tempio

 

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