| Pseudonimo
di Lorenzo di Bartolo. E' considerato tra i più grandi artisti del
primo Rinascimento italiano. Scultore, orafo, architetto e scrittore,
trova immediata e iniziale collocazione in questa raccolta per l'attento
lavoro di teorizzazione che dedicò alla propria arte sin dal 1425. La
sua opera ebbe un ruolo importante nel processo di divulgazione delle
teorie dell'Umanesimo, soprattutto con i tre libri dei Commentarii,
iniziati nel 1447-48 e rimasti incompiuti a causa della morte
dell'autore. Dopo aver riconosciuto nell'arte antica il modello cui
riferirsi (Libro I°), Ghiberti passa ad analizzare in un'ampia
trattazione teorica la storia e i caratteri della "pittura
toscana" del Trecento, inserendo un commento sul suo personale
contributo (Libro II°); l'ultima parte del trattato è dedicata ai
fondamenti tecnici dell'arte con annotazioni sull'ottica, sulla
prospettiva e sull'anatomia (Libro III°). La precisione delle
informazioni e la lucidità delle definizioni teoriche, fanno dei
Commentarii un valido aiuto alla comprensione della stessa opera del
loro autore. Infine, per il tentativo di individuare la continuità
storica tra le diverse esperienze artistiche, il trattato del Ghiberti
può essere considerato uno dei primi esempi moderni di Storia
dell'Arte.
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| Soprannome di Paolo di Dono. E' uno dei maestri del
Rinascimento. Esistono pochi documenti sulla sua formazione, ma è certo
che l'artista lavorò nella bottega di Lorenzo Ghiberti e nel 1407
dipinse un'Annunciazione in Santa Maria Maggiore a Firenze che non ci è
pervenuta. Il suo primo capolavoro, dipinto nel Duomo di Firenze, è
l'affresco del monumento equestre al capitano di ventura Giovanni Acuto
(1431 ca.).
La sua opera più famosa è certamente costituita dai tre pannelli dipinti per una camera di Palazzo Medici in commemorazione della Battaglia di San Romano (1456 ca.) ora conservati separatamente agli Uffizi di Firenze, al Louvre a Parigi ed alla National Gallery di Londra. Queste grandi scene brulicanti di cavalieri e soldati fissati nelle posizioni e negli scorci più impensati appaiono quasi intarsi policromi. E' autore di altre opere pregevoli come San Giorgio e il Drago, la Caccia Notturna, il Miracolo dell'Ostia profanata che testimoniano tutte la rigorosa ricerca compositiva ed il nuovo gusto narrativo e poetico.
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Vergine con Bambino |
San Giorgio e il drago |
| Soprannome di
Domenico di Bartolomeo da Venezia. Partito dal naturalismo nordico e dal
gotico internazionale di Gentile da Fabriano e del Pisanello, formò il
proprio stile nella Firenze del Rinascimento, intorno al 1435, sugli
esempi del Beato Angelico e di Ghiberti subendo altresì gli
influssi di Paolo Uccello. La prima notizia che lo riguarda è una
lettera scritta da Perugia il 1° aprile 1438 a Piero di Cosimo de'
Medici in cui, chiedendo l'allogazione di una Pala, s'impegna a fare
"chose meravigliose". L'arte di Domenico si esprime
compiutamente nella Pala di Santa Lucia dei Magnoli, dipinta a tempera
tra il 1445 e il 1448 per l'altare dei Bigallo in questa chiesa
fiorentina: la tavola centrale con la Madonna e i Santi Francesco,
Giovanni Battista, Zanobi e Lucia (Firenze, Uffizi), unica opera firmata
dal pittore, per il senso della luce non ha precedenti nella pittura
fiorentina.
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| Documentato a Bologna a partire dal 1523, Girolamo da Treviso fu tra i protagonisti della vita artistica cittadina. Per la basilica di San Petronio scolpì alcune formelle sulla facciata ed eseguì in collaborazione con altri pittori la decorazione della cappella della Madonna della Pace realizzando da solo quella della cappella Saraceni dedicata a Sant'Antonio (1525); consegnò inoltre opere per altre chiese importanti, quali la basilica di San Domenico (pala Boccadiferro, ora alla National Gallery di Londra) e la chiesa di San Salvatore. La sua vicenda biografica è alquanto movimentata. Documentato in Liguria, lascia i suoi capolavori in Romagna (gli affreschi della chiesa della Commenda a Faenza); abbandona infine l'Italia, dopo un breve soggiorno a Venezia, e raggiunge l'Inghilterra divenendo architetto militare del re Enrico VIII, al cui servizio muore nell'assedio di Boulogne. |
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Affresco e particolari di Fra Sabba da Castiglione e di Cavaliere orante e Santa |
| Fu allievo, forse, di Taddeo di Bartolo o di Paolo di Giovanni Fei, come condiscepolo del Sassetta e subì l'influsso di Gentile da Fabriano. Operò a Siena intorno al 1426. Divenne un prolifico pittore ed illustratore di manoscritti, tra cui i testi di Dante. Al momento migliore della sua attività appartengono le Storie della vita di Santa Caterina, che preludono alla sua opera più suggestiva: la serie di pannelli - divisi oggi tra collezioni europee ed americane - con le Storie del Battista. Dopo la sua morte è stato a lungo scarsamente considerato, ma è stato ripreso nel XX secolo. |
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Battesimo di Sant'Ansano |
Miniatura Rinuncia da parte del Santo al cappello cardinalizio |
| Soprannome di
Stefano di Giovanni da Siena. La prima opera certa, l'Altare per l'Arte
della lana, smembrato nell'Ottocento e conservato in parte nella
Pinacoteca di Siena ed in vari musei stranieri, lo mostra aggiornato
sulle ricerche più avanzate della contemporanea cultura fiorentina,
soprattutto Masaccio e il Beato Angelico. Nella Crocifissione del Museo
di Montpellier, anch'essa opera probabilmente dei primi anni di
attività, è invece evidente il recupero della tradizione senese del
Trecento e in particolare dell'arte del Lorenzetti. Nei dipinti
successivi, il linguaggio del Sassetta si precisa come uno dei più
originali della pittura toscana nella prima metà del Quattrocento. Dal
1437 al 1444 dipinse il monumentale polittico di San Francesco a Borgo
San Sepolcro. Più che gli scomparti centrali (il polittico era dipinto
su due facciate) con San Francesco in estasi (Settignano, Collezione
Berenson) e la Vergine in trono con angeli (Louvre), sono
particolarmente suggestive le storie della predella con la Vita del
Santo (National Gallery di Londra). L'ultima sua opera, interrotta dalla
morte, è l'affresco eseguito nel sottarco della Porta Romana di Siena,
terminata da Sano di Pietro.
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Vergine in trono con angeli (Louvre) |
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| Particolare del Polittico di San Francesco (il Santo in estasi) La Sacra Famiglia |
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| Nativo di Siena fu allievo e collaboratore del Sassetta e terminò alla sua morte la decorazione a fresco della Porta Romana, dipingendo sulla facciata l'Assunzione della Vergine. Nelle successive opere come un divulgatore tecnicamente abile, ma limitato e monotono, dei modi del Sassetta. La semplicità della sua pittura gli valse un vasto successo, testimoniato delle numerosissime pale nelle chiese e nella Pinacoteca di Siena. Tra i temi prediletti la figura di San Bernardino. |
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