| Pittore e miniaturista formatosi a Siena alle scuole di Simone Martini e dei Lorenzetti. Aderì inizialmente alla cultura del gotico internazionale, anticipando tuttavia nelle ultime opere la nuova arte fiorentina rinascimentale. Per questo motivo è considerato l'ultimo esponente importante dello stile giottesco verso lo stile rinascimentale. Suo allievo fu il Beato Angelico. |
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| Soprannome di
Tommaso di Giovanni di Mone Canai. Nasce a San Giovanni Valdarno e muore
in giovane età nel 1428 a Roma. Considerato uno dei più grandi
esponenti del Rinascimento per le sue innovazioni nell'uso della
prospettiva scientifica che inaugurarono l'era della pittura moderna.
Masaccio apprese dal Brunelleschi il rigore del calcolo nell'arte
classica e da Donatello una conoscenza dell'arte classica che gli
consentì di allontanarsi dallo stile gotico dominante in quell'epoca.
Tutte le opere del Masaccio raffigurano soggetti religiosi ed in essi è evidente l'approccio naturalistico dell'artista alla rappresentazione del reale, attento alla caratterizzazione ed allo spessore psicologico dei personaggi piuttosto che al particolare ed all'ornamento, volto alla resa della tridimensionalità in composizioni unitarie perfettamente equilibrate. Da citare Sant'Anna Metterla (1423, Uffizi), il ciclo di affreschi con Storie di San Pietro e del Peccato Originale eseguiti con Masolino per la Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze.
Le scene, anziché essere immerse in una luce uniforme e piatta, sono illuminate da una sola fonte di luce che coincide con la finestra della Cappella, in un gioco di chiaroscuro che concorre a creare un effetto di realismo ignorato dall'arte di quel tempo. Il polittico realizzato nel 1426 per la Chiesa del Carmine a Pisa e smembrato alla fine del XVI secolo in varie parti, ora conservate in diversi musei, ricostruito grazie alla descrizione fattane dal Vasari, è una versione essenziale e solenne di soggetti già trattati da molti in maniera decorativa ed ornamentale, nella quale è confermata l'attenzione per la caratterizzazione psicologica della figura umana.
Infine, nell'affresco della Trinità (1427 ca.) in Santa Maria Novella, per la prima volta nella pittura occidentale è utilizzata con pieno rigore la tecnica della prospettiva scientifica che influenzò tutta l'arte fiorentina successiva ed, in particolare, quella di Michelangelo.
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| Trascorse
gli anni della giovinezza nel Convento del Carmine a Firenze dove
potette seguire il progredire degli affreschi di Masaccio e Masolino
nella Cappella Brancacci. Da Masaccio apprese l'uso di un colore limpido
e chiaro con un intenso risalto plastico.
Autoritratto Soggiornò a Padova tra il 1434 e il 1437, tornato a Firenze, dipinse la Madonna di Tarquinia (1437 - Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica), l'Annunciazione (Firenze, Basilica di San Lorenzo), la Pala di Santo Spirito (Parigi, Louvre) e l'Incoronazione della Vergine (Firenze, Uffizi). Le forme appaiono meno plastiche e statuarie. Nelle opere successive Lippi ricercò effetti di profondità rifacendosi al gusto del Beato Angelico. Ritornato poi ai caratteri più consoni al suo linguaggio, l'artista accentuò il delicato accordo dei colori nella luce e l'andamento sinuoso della linea nel Tondo con la Madonna e Bambino (1452 - Firenze, Palazzo Pitti). Eseguì gli affreschi del coro della Cattedrale di Prato con figure di Evangelisti e Storie dei Santi Giovanni e Stefano. Nel ciclo alcune scene sono ancora orientate verso il gusto tardogotico, altre, invece, per il solenne equilibrio compositivo si pongono come espressione tipica della visione rinascimentale. Nel Banchetto di Erode si preannuncia addirittura l'arte del Botticelli. Negli ultimi anni della sua vita decorò ed affrescò il coro del Duomo di Spoleto.
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Pittore
fiorentino collocato dal Vasari tra gli allievi del Beato Angelico, ma
le poche opere riconducibili a lui dalla critica lo collocano più
sensibile allo stile del Baldovinetti e del Cesellino. Unica opera
documentata è il noto ritratto di Dante Alighieri del 1465 (Santa Maria
del Fiore, Firenze). L'altra opera attribuitagli è la Madonna
dell'Umiltà di stile tardogotico (Museo del Bigallo, Firenze), altre
opere sono di incerta attribuzione.
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attribuibile |
Maestro di
Antonello da messina, operò a Napoli tra il 1440 ed il 1470 circa sotto
il regno di Alfonso I d'Aragona. Fu influenzato dalla pittura fiamminga
(Jan van Eyck) e provenzale appresa durante la sua formazione alla corte
del re Renato d'Angiò. Nella chiesa di San Lorenzo Maggiore a Napoli
rimangono solo due tavole di un'opera smembrata e poi dispersa: San
Gerolamo nello studio e San Francesco consegna la regola agli ordini
francescani. Autore di diverse diverse opere , verso il 1460 realizza il
polittico di San Vincenzo Ferrer per la chiesa di San Pietro Martire. In
questa tavola il santo centrale, di monumentale grandezza, è ispirato
allo stile pittorico di Piero della Francesca.
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| Benozzo di Lese, detto Benozzo Gozzoli, nacque a Firenze e fu aiutante di Lorenzo e Vittorio Ghiberti. Paòò poi nella bottega di fra' Angelico il cui stile interpretò in chiave decorativa e novellistica, collaborando alla decorazione della Cappella Niccolina in Vaticano ed agli affreschi del Duomo di Orvieto. Espresse il proprio gusto per l'episodio minuto e piacevole e per il paesaggio naturalistico. Fra le sue opere più importanti da ricordare il ciclo di affreschi con le Storie della vita di Sant'Agostino a San Gimignano (1463-1465) e il Viaggio dei Magi affrescato sulle pareti della Cappella Medicea nel palazzo Medici-Riccardi a Firenze. L'affresco mostra un'aderenza ai costumi dell'epoca in modo che il soggetto sacro rappresenta solo il pretesto per glorificare la raffinetezza della vita fiorentina del Quattrocento. |
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Storie della vita di Sant'Agostino (particolari) |
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